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Pubblicato in:
martedì 30 dicembre 2008
VeritÓ e confessioni di Memmoli źle grinfie di Olbia sul paese╗
Golfo Aranci - L'ex sindaco stila il bilancio di due anni e mezzo di amministrazione finiti con la crisi.
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«Ho passato tutta la vita a costruire l'autonomia di Golfo Aranci, a difenderla dalle grinfie di Olbia. Ora, davvero, basta ». Per Sergio Memmoli i perchè di una crisi inevitabili sono riassumibili tutti in un teorema già conosciuto: le brame del vicino capoluogo e le sue mire espansionistiche, come dicevano i libri di storia di una volta, sul piccolo centro costiero che una volta era nulla più che una sua piccola frazione.
 
Appetiti stimolati stavolta dalla contesa sul porto commerciale, una lotta al coltello finita con l'ombra del commissario straordinario che incede ad ampie falcate verso un comune che, da una settimana, non ha più un'amministrazione. L'ex sindaco ha convocato stampa e popolazione (l'incontro doveva essere riservato ai media, ma così non è stato) per raccontare le sue verità sullo strappo con il resto della maggioranza e sulle risse di questi mesi. Accanto a lui, gli unici della coalizione ad essergli rimasti fedeli, i consiglieri Giorgio Vagnarelli e Gabriella Varchetta. Memmoli lascia intendere, dice e non dice. Urla di non avere «scheletri nell'armadio», dice che aveva messo in chiaro da subito «che avrei ritirato le deleghe se qualcuno avesse fatto cose che non si potevano fare». Grida al tradimento quando ricorda che la società dei servizi portuali, contravvenendo ai patti, avrebbe deciso di gettarsi nell'abbraccio mortale della Sinergest e dunque di Olbia: «L'ho scoperto il 2 febbraio e da quel momento sono cominciati i guai». Ricorda che «quando è venuto qua, ad Onorato ho detto che lui comanderà anche sulle sue navi, ma a Golfo Aranci comando io». Si sente un monarca spodestato e quando gli chiedono dello scontro con il suo vice Fasolino, ci si sofferma per pochi istanti: «Non avevo più fiducia in lui, semplicemente si trattava di fare una staffetta. La maggioranza non ne sapeva nulla? Falsità, li ho chiamati al telefono tutti, ad uno a uno». E poi lancia anche un'accusa infamante: «Pensavano che dopo essere tornato dall'infarto avrebbero potuto fare quello che volevano: ho dimostrato loro che non sarebbe stato così». Poi aggiunge un particolare gustoso, una proposta lui definisce «oscena»: «Qualcuno della maggioranza voleva conferire un incarico ad una società di Santa Rita da Cascia: si trattava di fare uno screening all'intera popolazione per sapere se qualcuno fosse affetto da tumori alla pelle, prevenzione che penso spetti alla Asl e non al Comune». Poi il sindaco apre l'agenda e mostra tutte le cose non fatte a causa delle diatribe nella coalizione. Un lungo elenco, sul quale si sofferma l'analisi del baffuto Vagnarelli: «La crisi è arrivata mentre a Roma partecipavamo alla conferenza di servizio sulle ferrovie: volevam o cancellare i collegamenti Olbia- Golfo Aranci, non lo abbiamo permesso. Ma ora, chi tutelerà questo Comune?»
Il Sardegna